Social Street? Ecco cos’ha insegnato a Francesca Vigliani (Social Street via Sismondi a Milano) il rapporto con il proprio quartiere

Francesca Vigliani, l'ideatrice della Social Street di via Sismondi

Francesca Vigliani, l’ideatrice della Social Street di via Sismondi a Milano

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Francesca Vigliani, fondatrice della Social Street di Via Sismondi a Milano in occasione dell’intervista che ci rilasciò qualche tempo fa.

Successivamente, abbiamo condiviso con questo gruppo di cittadini attivi e intraprendenti la loro attività di “Social Cooking”, svolta in collaborazione con California Bakery, dove questi vicini di casa un pochino più “social” della media si sono divertiti a cucinare una Cheesecake in un’abitazione del quartiere, supervisionati da una figura professionale di California Bakery.

Oggi pubblichiamo una piccola ma significativa lista: ciò che la nostra giovane amica Francesca ha imparato in questo periodo, cercando di mettere insieme una community sul territorio.

E’ una serie di punti molto interessante che anche noi – attivi con altre logiche,  ma sempre con l’occhio e il dialogo rivolti al nostro quartiere di riferimento – sentiamo di condividere.

Grazie Francesca, la parola a te.

FRANCESCA VIGLIANI:

Da quando ho iniziato a gestire il gruppo Social Street della mia zona, mi sono interfacciata con persone di tutte le età e provenienze. Non è sempre facile far andare tutti d’accordo e proporre iniziative interessanti ma… ci si prova! Ecco alcune cose che questa esperienza mi ha insegnato fino adesso:

1. Motivazione, motivazione, motivazione

È veramente difficile motivare le persone!

2. Gambe sotto il tavolo? Sì grazie!

Il cibo mette tutti d’accordo: il corso di cheesecake proposto da California Bakery alle Social Street è stata l’iniziativa con più seguito!

3. Milan col coeur in man

I milanesi, di nascita e d’adozione hanno un cuore d’oro: tante le persone della zona impegnate in attività di volontariato di diverso tipo.

4. L’aria che si respira, innanzitutto

Ambiente, un tema importante. Gli abitanti del quartiere sono molto attenti a tutto ciò che ci circonda: segnalano situazioni di degrado e partecipano ad attività green come le Cartoniadi.

5. Siamo animali sociali, online e non

Basta poco per “fare gruppo”, soprattutto nel virtuale.

6. Passaparola, sempre e comunque

Il “passaparola” è un must: non importa se arriva da persone che non si conoscono, ci si fida ciecamente delle esperienze e dei consigli dei membri del gruppo.

7. Voglia di apertura verso timidezza e chiusura
C’è tanta voglia di scambiarsi idee e opinioni ma c’è ancora tanta timidezza.
Sicuramente le Social Street hanno un grande potenziale: bisogna solo trovare la chiave giusta (e il tempo!) per stuzzicare la curiosità degli abitanti del quartiere e per farli uscire dal proprio guscio.
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[Guest post] Francesca Vigliani, della Social Street Sismondi: Esperimento di Social Cooking con California Bakery riuscito, con ottima Cheese Cake cucinata insieme ai vicini di quartiere.

Abbiamo parlato ormai molte volte delle social street e della loro importanza nel creare uno spirito di comunità all’interno dei quartieri della nostra città. 

In questo post ascoltiamo la testimonianza diretta – da parte delle fondatrice della Social Street di via Sismondi e dintorni che i nostri lettori già conoscono, Francesca Vigliani – di un simpatico esperimento di “cucina insieme” che si è svolto di recente, in partnership con California Bakery.

Lasciamo la parola a Francesca, che ringraziamo per la disponibilità e la simpatia.

“Durante lo scorso inverno sono stata contattata da Francesca Rubboli, insegnante di cucina di California Bakery, che mi ha segnalato l’iniziativa lanciata dall’omonimo ristorante, dedicata alle Social Street. Ovviamente ho subito colto la palla al balzo e ho proposto l’iniziativa sulla bacheca di Via Sismondi.

Social Cooking California Bakery
Il corso proposto alle Social Street è quello della New York cheese cake, un classico americano. Il riscontro è stato subito positivo: un po’ ingolositi dal dolce in questione e dal fatto che il corso fosse gratuito, in molti hanno voluto prenotare il proprio posto.

Lo scoglio più grande è stato trovare una location dove tenere il corso dato che lo scopo dell’iniziativa è quello di ritrovarsi a casa di qualche membro della Social Street. Fortunatamente i gestori del Mercato Comunale di Piazzale Fusina si sono subito fatti avanti mettendo a disposizione la cucina del negozio. In un secondo momento però si è deciso di spostare il corso dal Mercato Comunale alla casa di Bruno e Chicca in quanto era più adatta alla circostanza.

Un momento della Social Cooking

Un momento della Social Cooking

In tutto eravamo 12 persone, tutte donne di diverse età, abitanti in zona. Ognuna ha portato gli utensili necessari per fare la torta, più alcuni ingredienti. Bruno e Chicca si sono gentilmente offerti di procurare gli ingredienti freschi per tutte le partecipanti. Dopo aver steso la crosta di biscotto, aver amalgamato le creme e aver versato il tutto nello stampo, abbiamo riposto tutte le cheesecake in frigo. Nel frattempo, l’insegnante ha infornato una cheesecake per mostrare come sarebbe diventata una volta cotta. Nel frattempo ha tagliato a fette una torta già pronta che abbiamo gustato tutte insieme. Per concludere il bel pomeriggio, Chicca ha stappato una bottiglia di Moscato e abbiamo brindato all’ottima riuscita del Social Cooking.

È stata sicuramente una bella esperienza che ha impressionato tutti positivamente. Sarebbe interessante riproporre iniziative simili ma bisogna ancora abbattere la barriera di diffidenza che le persone hanno nell’invitare sconosciuti a casa propria. Sono sicura che un volta superata la timidezza, sarà possibile riproporre iniziative del genere.

Nel frattempo abbiamo già organizzato una degustazione di birre italiane! Diciamo che non perdiamo tempo!”.

 

Milano e le Social Street – Intervista a Francesca Vigliani della Social Street di via Sismondi.

Come sapete, il fenomeno delle social street a Milano ci interessa molto. E così dopo Vicini di casaavere visto insieme la social street di via Maiocchi e quella di via Rubattino ci spostiamo in via Sismondi dove grazie a Francesca Vigliani è nata la Social Street di via Sismondi e dintorni.

Con Francesca cerchiamo di capire passo dopo passo cosa vuol dire creare una social street e soprattutto portarla avanti.

SEIACASAMILANO:

La prima domanda non può essere diversa: com’è nata l’idea?

FRANCESCA VIGLIANI: 

Francesca Vigliani, l'ideatrice della Social Street di via Sismondi

Francesca Vigliani, l’ideatrice della Social Street di via Sismondi

Ho conosciuto il progetto Social Street alla Social Media Week di Milano. Fin da subito l’iniziativa mi è sembrata interessante: mi incuriosiva molto il modo in cui le social street si stavano diffondendo in Italia, così mi sono iscritta alla social street più vicina a casa (che comunque non era proprio nella mia zona) per capire come funzionasse ma soprattutto come venisse gestito il gruppo.

Ci ho riflettuto un po’ prima di farlo e il 26 giugno scorso ho aperto il gruppo Social Street dei residenti di Via Sismondi e dintorni, ma appunto la scelta non è stata immediata.

SEIACASAMILANO:

Solo curiosità o ci sono stati altri motivi che ti hanno portato a lanciarti in questa avventura?

FRANCESCA VIGLIANI:

Ho sempre pensato che nel mio quartiere mancasse un luogo di aggregazione, un punto di riferimento per gli abitanti. Come rimediare? Per mesi ho riflettuto su questo progetto: lanciarlo o non lanciarlo? Il timore era di imbarcarmi in qualcosa di più grande di me. Allo stesso tempo la voglia e l’entusiasmo di fare qualcosa per me e gli abitanti del quartiere ha avuto la meglio.

È così che è nato il gruppo Residenti di via Sismondi e dintorni.

SEIACASAMILANO:

Come ti sei mossa in concreto? Hai fatto tutto da sola o hai avuto un aiuto?

FRANCESCA VIGLIANI:

La maggior parte dei miei amici non risiede in zona quindi ho preferito lanciare l’iniziativa da sola senza coinvolgere terzi. In più avevo voglia di fare una cosa “mia”, un progetto lanciato da sola ma con lo scopo di raggiungere le persone del quartiere, creare aggregazione e fare nuove amicizie.

Ho solo informato il mio ragazzo quando ho cominciato a pensarci, ma essendo del Sud non conosceva molto il fenomeno.

SEIACASAMILANO:

Come sono stati gli inizi? Hai avuto subito riscontri?

FRANCESCA VIGLIANI:

All’inizio l’adesione è stata timida, ma nel giro di poco tempo sia i volantini distribuiti per informare i vicini della cosa, ma soprattutto il passaparola hanno portato i loro frutti. Frutti che sono maturati il 6 agosto quando ci siamo trovati per la prima volta al Boom, locale all’interno dei giardini adiacenti al Wow – Museo del Fumetto.

Nonostante il periodo vacanziero, 14 persone hanno partecipato all’aperitivo insieme a un fotografo del Corriere della Sera: qualche giorno dopo infatti è uscito un articolo nella Cronaca di Milano in cui veniva menzionato proprio il mio gruppo! In seguito sono stata intervistata da Viver Sani e Belli e last but not least, ho avuto il mio “piccolo momento di gloria” anche su Quattro, la rivista di quartiere.

SEIACASAMILANO:

E dopo quel primo incontro cosa è successo?

FRANCESCA VIGLIANI:

L’idea è stata accolta in maniera molto positiva dai residenti della zona, anche se non tutti partecipano attivamente alla conversazione o agli eventi. Ma rimango molto fiduciosa e spero che il numero dei membri aumenti.

Dal lancio ad oggi non ho notato un grande cambiamento: ci siamo visti poche volte per vedere dei risultati effettivi. Pensavo che ci sarebbe stata maggiore partecipazione da parte degli iscritti, ma bisogna tenere a mente che non tutti sono sempre on line.

SEIACASAMILANO:

Chi fa parte del gruppo?

FRANCESCA VIGLIANI:

Ci sono persone tra i 35 e i 65 anni; (i membri sono 254, ndr), piace per lo più a giovani

Particolare della home page del gruppo Facebook Residenti in via Simondi e dintorni

Home page del gruppo Facebook Residenti in via Simondi e dintorni

famiglie e a single che vogliono conoscere nuove persone e condividere esperienze. L’idea di partecipazione è il fattore che attrae di più: Milano è una città difficile e, specialmente per chi non è nato in zona, è difficile crearsi un giro di amicizie e solidarietà.

C’è anche chi la utilizza per trovare lavoro. Nel nostro caso, è capitato che alcuni commercianti della zona abbiano pubblicato annunci o offerte speciali riservate ai membri del gruppo.

SEIACASAMILANO:

In questi mesi c’è qualcosa che ti ha colpito particolarmente?

FRANCESCA VIGLIANI:

Lo scambio spontaneo avvenuto in bacheca poco dopo il lancio del gruppo: una signora appassionata di giardinaggio ha condiviso la foto di un fiore in bacheca dicendo di avere numerosi semi disponibili da dare e ha ricevuto risposta subito dopo da parte di un’altra signora.

Da lì il passo è stato breve: si sono messe d’accordo in privato per scambiarsi i semi ed è nata una bella amicizia.

SEIACASAMILANO:

Come vedi le social street in futuro?

FRANCESCA VIGLIANI:

Le social street migliorano indubbiamente la qualità della vita, alcune hanno creto dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), orti, iniziative legate al sociale… Le possibilità sono molte! Quanto alle abitazioni, stanno nascendo veri e propri complessi in modalità co-housing, strutture dove è possibile usufruire di aree comuni e di servizi dedicati alle famiglie che vi abitano.

Indubbiamente è un valore aggiunto, anche se non per tutti: c’è chi ama la propria privacy e preferisce non essere “disturbato”.

Non escludo che complessi di questo genere, la cui richiesta sta aumentando, facciano crescere il valore delle case e del quartiere. Anche social street avrà lo stesso effetto? “Lo scopriremo solo vivendo”.

Il primo aperitivo organizzato il 6 agosto

Il primo aperitivo organizzato il 6 agosto

Milano e le Social Street – “Aprire le porte e scardinare i confini”, intervista a Lucia Maroni (social street via Maiocchi).

Abbiamo parlato diverse volte delle social street e di come stanno aiutando a recuperare la socialità e i rapporti, ricostruendo tessuto sociale e dando nuova vita ai quartieri.

Abbiamo quindi deciso di fare una chiacchierata con Lucia Maroni, co-fondatrice della prima social street milanese, quella di via Maiocchi.

E la tempistica è perfetta, dato che venerdì prossimo, 4 luglio, a Milano si festeggia la Festa del Vicinato: un appuntamento lanciato dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune, rivolto a tutti i cittadini e aperto alla socialità.

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Social Street a Lambrate – Dalla pagina Facebook Social Street Italia

Per prepararci iniziamo a parlare di social street con Lucia…

SEIACASAMILANO: Innanzitutto, cosa è in sintesi una social street e come è nata quella di via Maiocchi – la prima di Milano?

LUCIA MARONI: La social street è una rete tra vicini di casa. Gli scopi fondamentali sono la socializzazione e la condivisione (di servizi, informazioni, oggetti e progetti) tra i membri di un gruppo che hanno come unico legame la prossimità, la vicinanza. La prima esperienza è nata a Bologna lo scorso settembre, quella milanese di Via Maiocchi a fine novembre. Da due anni vivevo in questo quartiere senza conoscere nessuno e quando ho visto l’esperienza bolognese ho pensato di replicarla a Milano. In pochissimi giorni si è costituto un primo gruppo con cui abbiamo progettato una festa di quartiere. Sono venute 200 persone. Perfetti sconosciuti, vicini di casa! Da lì abbiamo iniziato a raccogliere idee ed esigenze e non ci siamo più fermati!

La prima social street è nata in via Fondazza, a Bologna, nel settembre 2013

La prima social street è nata in via Fondazza, a Bologna, nel settembre 2013.

SEIACASAMILANO: Cosa spinge a creare una social street e che tipo di persone ne fanno parte? Hai notato interazioni più frequenti di altre?

LUCIA MARONI: Tutto parte da una profonda necessità di recuperare un legame umano in un’epoca in cui tutto avviene nel virtuale.

La nostra scommessa è passare dalle interazioni virtuali a quelle reali: il gruppo nasce su Facebook e scende per le strade.

C’è la voglia di ricostruire il senso di comunità, un’identità di quartiere; c’è la necessità di unirsi per far fronte alla crisi, sia quella economica che quella relazionale.
Sono parte del gruppo sia uomini che donne; direi che l’età media è 40 anni: è quello il periodo di vita in cui si mettono più facilmente radici in un quartiere per cui diventa importante stabilire relazioni significative. Le donne hanno una partecipazione più attiva e sono più propositive, gli uomini interagiscono di più sulle questioni più concrete. Sicuramente famiglie e anziani possono trarre grandi benefici da questa esperienza, anche se le famiglie a volte hanno già il loro supporto reciproco nel plesso scolastico e gli anziani sono difficilmente raggiungibili attraverso i social network.

Pensiamo che, con lo sviluppo della conoscenza e di rapporti di fiducia, anche queste interazioni possano migliorare.

SEIACASAMILANO: So che uno dei punti di ritrovo della social street di via Maiocchi è proprio un bar del quartiere. Che interazione si crea con i commercianti di zona? Sono curiosi, si prestano a sponsorizzare e aiutare le iniziative di quartiere? O avete incontrato qualche diffidenza?

LUCIA MARONI: I commercianti da subito hanno accolto benissimo la nostra proposta.

A dicembre tanti hanno messo a disposizione buoni spesa per una lotteria di quartiere. Certo, ci sono alcuni decisamente più attenti di altri. Alcuni hanno anche un bel rapporto tra di loro per cui si accordano per organizzare iniziative insieme.

Non ci sono al momento accordi strutturati rispetto alla social street; l’idea é che la social street non venga vista come un’occasione per farsi pubblicità, ma se ci sono delle promozioni particolari riservate ai residenti siamo ben contenti!

La social street di Lambrate al lavoro sul giardino di quartiere.

La social street di Lambrate al lavoro sul giardino di quartiere – Dalla pagina FB Social Street Italia.

SEIACASAMILANO: Come vivevi il quartiere prima delle social street e come lo vivi ora? Pensi sia possibile che in futuro alcune persone scelgano di affittare o comprare casa sapendo che in quella zona c’è una social street attiva?

LUCIA MARONI: Il rapporto con il quartiere cambia radicalmente perché si crea una familiarità molto piacevole, non sei più un cittadino anonimo…

C’è un’attenzione diversa alle persone e anche agli spazi del quartiere; sicuramente migliora la qualità della vita a partire dai piccoli scambi quotidiani, fino alla possibilità di intervenire politicamente sui servizi e sulla progettazione più ad ampio respiro.

Non so in futuro che possibilità di sviluppo ci saranno per le social street, però credo ci sia interesse rispetto alla possibilità di abitare in queste “strade speciali” di cui si parla tanto in questi mesi.

SEIACASAMILANO: Quali sono le iniziative più di successo che avete portato a termine? Quali sono le prossime in programma?

LUCIA MARONI: Una delle iniziative a cui siamo più legati è “Case Aperte”: occasioni in cui ciascuno ha aperto la porta di casa ai vicini proponendo qualche attività (corso di cucina, pittura per bambini, cineforum, giochi di società…): è stato un modo per recuperare la relazione uno-a-uno e un’occasione per coltivare la fiducia reciproca.

In un’epoca in cui le nostre comunità sono diventate gated communities, gruppi chiusi, noi proponiamo di scardinare i confini, abitare le piazze, aprire le porte.

Altre cose significative sono: la costituzione di un gruppo di acquisto solidale insieme alla social street di via Morgagni, diverse iniziative di raccolta fondi, la creazione di punti di book sharing diffusi nel quartiere. Vorremmo ora poter progettare in modo un po’ più ampio sul quartiere (azioni di volontariato, orti urbani condivisi…) e riuscire a far riconoscere il ruolo della cittadinanza attiva come interlocutore con le istituzioni.

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Una delle iniziative organizzate dalla social street di via Maiocchi: il social aperitivo solidale.

SEIACASAMILANO: Oggi si sente parlare molto di sharing economy: cosa ne pensi, dal punto di vista dell’abitante di una social street?

LUCIA MARONI: Penso che sia la pratica migliore di questi ultimi tempi e che la sua forza stia nel fatto che gli scambi e le condivisioni materiali passano dalla relazione e dalla prossimità (come nel nostro caso specifico).

Sogno un frigorifero di condominio, una rete wifi della strada, una locale lavanderia… Sogno che certe pratiche non siano confinate in esperienze illuminate di cohousing ma che in tutti i condomini si possano sperimentare pratiche di condivisione, non per buon cuore ma per necessità.

SEIACASAMILANO: L’agenzia immobiliare, in qualche modo, è espressione di una cultura lontana dalla condivisione, in quanto attività prettamente commerciale. Tuttavia, questa stessa intervista ha i semi di una visione forse diversa, in grado di dialogare su un piano più relazionale. Qual è la tua opinione su questo?

LUCIA MARONI: Penso che qualunque soggetto possa dialogare con intelligenza indipendentemente dalla sua natura o dalle sue finalità.

È chiaro che l’agenzia immobiliare sia un’attività commerciale ma mi pare interessante che si ponga il problema di come vivono gli abitanti di un certo quartiere e di come potrebbe interagire con loro.

Penso che parlando di “casa” sia importante anche parlare di qualità della vita e di rapporti di vicinato. È un interesse comune.

SEIACASAMILANO: Infine, in quale modo un negozio di quartiere può mettersi al servizio di una social street?

LUCIA MARONI: Può offrire promozioni riservate ai residenti o mettersi a disposizione intercettando i bisogni del quartiere. Nel bar sotto casa noi abbiamo una bacheca per aggiornare concretamente chi non utilizza internet: il commerciante è un po’ la faccia del quartiere…

Un buon tramite per la diffusione di notizie e un possibile polo d’aggregazione.

Insomma, dal negozio alla casa, passando (forse) persino per l’agenzia immobiliare: le social street sono davvero un modo per cambiare dinamiche sociali e migliorare il quartiere in cui viviamo. Continueremo a parlarne! festavicinato_logoE chissà, magari ci incontreremo venerdì, alla Festa del Vicinato!

Come sarà la prossima Milano?

Un paio di settimane fa D di Repubblica ha pubblicato un articolo sulla Milano che verrà: si parla di Expo con luci e ombre del caso, ma anche di giovani, start-up e innovazione.

E la vera scommessa, a poco meno di un anno dall’Expo che aprirà i battenti il primo maggio 2015, in effetti è tutta qui: fare in tempo a dare corpo alla trasformazione – e intanto riuscire a bonificare in profondità il terreno di coltura dei vizi antichi – per cogliere la ribalta planetaria e ripartire. Una mutazione già avvenuta è quella che ti viene incontro nelle sagome dei giganti di vetro di Porta Nuova, che hanno ridisegnato l’orizzonte e riempito l’ultimo, grande vuoto urbano del centro. La vedi nella piazza che ha preso il nome di Gae Aulenti e che la gente ha subito “occupato” e vissuto, a dimostrare quanto bisogno ci fosse anche di condividere uno spazio pubblico.

Foto di Marco Trovò (CC BY-NC-ND 2.0)

Foto di Marco Trovò (CC BY-NC-ND 2.0)

La sfida per cambiare non passa solo dall’urbanistica, però, ma anche attraverso la costruzione di un nuovo tessuto sociale, all’inventare nuovi processi quando si parla di lavoro e vita in comune (un esempio? Le social street!).

La nuova identità della città passa anche da luoghi a noi particolarmente cari, come Lambrate:

É ciò che avviene per esempio nella “casa” di Avanzi, in via Ampère, che è tante cose insieme: una società nata per fare consulenza sulla sostenibilità, un indirizzo per cento tra architetti, fotografi, grafici, piccole imprese del welfare e del mondo dell’arte, che hanno in comune anche valori. Un incubatore, sale di incontri e dibattiti aperti alla città e quel bar creato da appassionati di bicicletta e ispirato al nord Europa. Di posti così, ne stanno spuntando sempre di più, mettendo insieme persone e idee.

Ripensare il lavoro sarà fondamentale, alla luce della crisi, ma anche di una società che cambia, di dinamiche lavorative che non hanno precedenti, della necessità di ripensare il welfare.

Milano è all’avanguardia e le amministrazioni sono parte attiva di questa trasformazione imprenditoriale e lavorativa.

Foto di Maritè Toledo  (CC BY-NC-ND 2.0)

Foto di Maritè Toledo (CC BY-NC-ND 2.0)

Parola chiave: coworking e start-up:

Comune e Camera di commercio hanno già “accreditato” 24 indirizzi di lavoro condiviso (sette sono in attesa di valutazione) e messo sul piatto fondi per sostenere le spese di 130 professionisti che hanno “affittato” una scrivania. Palazzo Marino è tra i fondatori, insieme al Politecnico, di un vero e proprio distretto appena inaugurato all’interno del campus Bovisa, dove si accelerano imprese ad alto contenuto di innovazione tecnologica. La lista si sta allargando ai maker che troveranno casa in uno spazio pubblico non lontano da Porta Nuova, a un altro acceleratore di imprese, questa volta creative, che nascerà all’ex Ansaldo, nel quartiere del design.

Innovazione, condivisione: sono queste le linee guida della Milano che verrà.

La vita di quartiere… in una social street!

La scorsa settimana abbiamo parlato di quartieri.

Non si tratta solo dello spazio in cui ci troviamo quando usciamo di casa: si tratta di un ambiente vitale, nel quale la nostra esperienza quotidiana può migliorare o peggiorare sensibilmente, di cui possiamo sentirci parte attiva.

A differenza dei paesi, nelle grandi città spesso è difficile “vivere il quartiere”: i ritmi sono tali per cui raramente ci capita di conoscere chi condivide questo stesso spazio – anzi, a volte nemmeno i nostri vicini!

Qualche mese fa alcuni cittadini bolognesi hanno fatto le stesse riflessioni e hanno deciso di pensare a un modo di aggregare le persone che risiedevano nella stessa via, senza conoscersi.

E così, a settembre 2013, nella strada bolognese di via Fondazza, è nata la prima social street.

Di che si tratta?

“L’obiettivo è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale.”

Insomma, buon vicinato, aiutato da un minimo di tecnologia, un gruppo Facebook in cui condividere informazioni: l’annuncio di una festa per bambini, il contatto di un idraulico capace, un panificio con prodotti per celiaci.

Ma col tempo, la conoscenza e la vicinanza portano a organizzare nuovi incontri, gruppi di acquisto, iniziative per aiutare senzatetto.
La vita di quartiere diventa più ricca e più interessante, insomma.

Devono pensarla così in tanti: in pochi mesi l’idea si diffonde in varie città in tutta Italia – solo a Milano, al momento, ci sono ben 30 social street.

Anzi, qualcuno ha persino pensato di fare di più: aprire la propria casa ai vicini, organizzando attività per conoscersi e divertirsi: si chiama Case aperte e si svolgerà il 23 marzo, organizzato dalla social street di via Maiocchi.

caseaperte

 

Sei a casa, Milano! Un nuovo blog per la città, e per chi la abita

Il primo post è sempre un po’ così, si deve rompere il ghiaccio e presentarsi e non si sa da dove cominciare.

E allora cominciamo dal nostro nome: Sei a casa, Milano!

Per dire che vogliamo che tutti si sentano a casa, in questa città che amiamo e in cui lavoriamo da trent’anni.

Ma che lavoro facciamo?
Siamo agenti immobiliari Tecnocasa, e il nostro lavoro è fare incontrare le persone con esigenze complementari: chi cerca un acquirente per la propria casa, chi invece è a caccia di una opportunità di acquisto.

Il blog di Tecnocasa Studio 2R a MilanoIn particolare, il progetto Sei a casa, Milano! nasce da un gruppo di quattro agenzie, attive in varie zone della città.

Insieme al blog che state leggendo, abbiamo altri due punti di conversazione in rete: un profilo Twitter e una pagina Facebook, dove vi invitiamo a seguirci.

Abbiamo detto tutto?
Forse no, forse manca il perché lo facciamo.

Lo facciamo perché il nostro lavoro ci ha insegnato che prima di tutto conta incontrarsi, conoscersi, capirsi.

La vendita di una casa è solo una pratica burocratica, quello che fa la differenza – secondo noi – è quanto succede prima, e la soddisfazione che viene dopo.

Anche se il blog ha un giorno di vita, noi lavoriamo così da tanto tempo, e ci troviamo bene.

Oggi che Internet ci dà dei nuovi strumenti per farci conoscere da voi, speriamo ci apprezziate anche qui.

Che ne dite?

Intanto grazie, e buona conversazione!

Cesare, Davide, Roberto