Da Lambrate on air a Calvairatesburgh, ecco la Milano raccontata dai blog

Milano? Una città di blogger e blog. E non intendiamo soltanto coloro che vivono all’ombra della Madonnina e fanno questo di mestiere o ci provano a farlo, ma che il capoluogo meneghino, oltre a essere protagonista di tantissime guide cartacee, è raccontato, in modalità diverse anche online. Che, spesso, vedono protagonisti anche i quartieri.

Come ad esempio Milano Isola, blog che racconta tra le sue pagine le realtà di un quartiere da qualche anno rivalutato e sempre più di tendenza, non solo per la movida, ma anche come posto dove andare ad abitare. Tante le sezioni del menu, tra cui  “People”, in cui si raccontano progetti e iniziative che riguardano il quartiere. Un blog che  è anche un ottimo servizio per chi, pur vivendo in quella zona, non è sempre a conoscenza di ciò che succede a qualche manciata di metri da casa sua.

Mercato delle Pulci piazzale Cuoco (foto tratta dal   blog Calvairatesburgh)

Mercato delle Pulci piazzale Cuoco (foto tratta dal blog Calvairatesburgh)

Calvairatesburgh è non solo un blog, ma una vera e propria comunità digitale e fisica. Uno spazio in cui si racconta, come si legge d’altra parte sulla pagina Facebook, “molto più che tutto sul quartiere in ascesa nella topografia milanese”. Il blog fa da aggregatore di una zona di Milano fino a qualche tempo fa scarsamente considerata e che invece vede i suoi abitanti, i “Calvairates” appunto. molto attivi nell’organizzare incontri, aperitivi sociali, nel rivalutare varie zone del quartiere come il mercato delle Pulci di Piazzale Cuoco.

Spostandoci ancora più a Est e con precisione nella zona 3, Lambrate on air, come dice lo stesso titolo, racconta in maniera puntuale e precisa cosa succede nel quartiere di Lambrate, Ortica e Città Studi, tra restyling, eventi (come la nascita del Cinema Martinitt, qualche giorno fa), iniziative comunali, circoli e tanto altro ancora e dedicando anche ampio spazio ai locali che si trovano nel quartiere e alle loro promozioni. Perché sapere cosa succede nel quartiere è importante, ma lo è anche la vita notturna. E non solo per i residenti.

L'home page del blog Lambrate on air

L’home page del blog Lambrate on air

Spostandoci dalla dimensione di quartiere, da segnalare sicuramente è il blog Onalim – Milano al contrario che racconta la città “ironica, sentimentale, buffa e imperfetta”. Una Milano che viene suddivisa in “cose da fare”, “natura”, “lavoro”, “cultura”, “musica” che sono alcune delle sezioni che troverete nel blog. Una città diversa da come viene descritta nei media tradizionali e che poco ha a che fare con la “Milano da bere” o della “Milano città della moda”.

La nostra carrellata di blog potrebbe continuare ancora, ma chiudiamo segnalandovi un blog da aggiungere tra le vostre pagine preferite. Milano da vedere, curato dall’Associazione omonima, si propone appunto l’intento di far conoscere il capoluogo sotto tanti punti di vista: dai posti in cui fare colazione alla Milano del passato, ai luoghi da visitare fino alle passeggiate in bicicletta.
Perché Milano si conosce anche online.

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Milano e le Social Street – “Aprire le porte e scardinare i confini”, intervista a Lucia Maroni (social street via Maiocchi).

Abbiamo parlato diverse volte delle social street e di come stanno aiutando a recuperare la socialità e i rapporti, ricostruendo tessuto sociale e dando nuova vita ai quartieri.

Abbiamo quindi deciso di fare una chiacchierata con Lucia Maroni, co-fondatrice della prima social street milanese, quella di via Maiocchi.

E la tempistica è perfetta, dato che venerdì prossimo, 4 luglio, a Milano si festeggia la Festa del Vicinato: un appuntamento lanciato dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune, rivolto a tutti i cittadini e aperto alla socialità.

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Social Street a Lambrate – Dalla pagina Facebook Social Street Italia

Per prepararci iniziamo a parlare di social street con Lucia…

SEIACASAMILANO: Innanzitutto, cosa è in sintesi una social street e come è nata quella di via Maiocchi – la prima di Milano?

LUCIA MARONI: La social street è una rete tra vicini di casa. Gli scopi fondamentali sono la socializzazione e la condivisione (di servizi, informazioni, oggetti e progetti) tra i membri di un gruppo che hanno come unico legame la prossimità, la vicinanza. La prima esperienza è nata a Bologna lo scorso settembre, quella milanese di Via Maiocchi a fine novembre. Da due anni vivevo in questo quartiere senza conoscere nessuno e quando ho visto l’esperienza bolognese ho pensato di replicarla a Milano. In pochissimi giorni si è costituto un primo gruppo con cui abbiamo progettato una festa di quartiere. Sono venute 200 persone. Perfetti sconosciuti, vicini di casa! Da lì abbiamo iniziato a raccogliere idee ed esigenze e non ci siamo più fermati!

La prima social street è nata in via Fondazza, a Bologna, nel settembre 2013

La prima social street è nata in via Fondazza, a Bologna, nel settembre 2013.

SEIACASAMILANO: Cosa spinge a creare una social street e che tipo di persone ne fanno parte? Hai notato interazioni più frequenti di altre?

LUCIA MARONI: Tutto parte da una profonda necessità di recuperare un legame umano in un’epoca in cui tutto avviene nel virtuale.

La nostra scommessa è passare dalle interazioni virtuali a quelle reali: il gruppo nasce su Facebook e scende per le strade.

C’è la voglia di ricostruire il senso di comunità, un’identità di quartiere; c’è la necessità di unirsi per far fronte alla crisi, sia quella economica che quella relazionale.
Sono parte del gruppo sia uomini che donne; direi che l’età media è 40 anni: è quello il periodo di vita in cui si mettono più facilmente radici in un quartiere per cui diventa importante stabilire relazioni significative. Le donne hanno una partecipazione più attiva e sono più propositive, gli uomini interagiscono di più sulle questioni più concrete. Sicuramente famiglie e anziani possono trarre grandi benefici da questa esperienza, anche se le famiglie a volte hanno già il loro supporto reciproco nel plesso scolastico e gli anziani sono difficilmente raggiungibili attraverso i social network.

Pensiamo che, con lo sviluppo della conoscenza e di rapporti di fiducia, anche queste interazioni possano migliorare.

SEIACASAMILANO: So che uno dei punti di ritrovo della social street di via Maiocchi è proprio un bar del quartiere. Che interazione si crea con i commercianti di zona? Sono curiosi, si prestano a sponsorizzare e aiutare le iniziative di quartiere? O avete incontrato qualche diffidenza?

LUCIA MARONI: I commercianti da subito hanno accolto benissimo la nostra proposta.

A dicembre tanti hanno messo a disposizione buoni spesa per una lotteria di quartiere. Certo, ci sono alcuni decisamente più attenti di altri. Alcuni hanno anche un bel rapporto tra di loro per cui si accordano per organizzare iniziative insieme.

Non ci sono al momento accordi strutturati rispetto alla social street; l’idea é che la social street non venga vista come un’occasione per farsi pubblicità, ma se ci sono delle promozioni particolari riservate ai residenti siamo ben contenti!

La social street di Lambrate al lavoro sul giardino di quartiere.

La social street di Lambrate al lavoro sul giardino di quartiere – Dalla pagina FB Social Street Italia.

SEIACASAMILANO: Come vivevi il quartiere prima delle social street e come lo vivi ora? Pensi sia possibile che in futuro alcune persone scelgano di affittare o comprare casa sapendo che in quella zona c’è una social street attiva?

LUCIA MARONI: Il rapporto con il quartiere cambia radicalmente perché si crea una familiarità molto piacevole, non sei più un cittadino anonimo…

C’è un’attenzione diversa alle persone e anche agli spazi del quartiere; sicuramente migliora la qualità della vita a partire dai piccoli scambi quotidiani, fino alla possibilità di intervenire politicamente sui servizi e sulla progettazione più ad ampio respiro.

Non so in futuro che possibilità di sviluppo ci saranno per le social street, però credo ci sia interesse rispetto alla possibilità di abitare in queste “strade speciali” di cui si parla tanto in questi mesi.

SEIACASAMILANO: Quali sono le iniziative più di successo che avete portato a termine? Quali sono le prossime in programma?

LUCIA MARONI: Una delle iniziative a cui siamo più legati è “Case Aperte”: occasioni in cui ciascuno ha aperto la porta di casa ai vicini proponendo qualche attività (corso di cucina, pittura per bambini, cineforum, giochi di società…): è stato un modo per recuperare la relazione uno-a-uno e un’occasione per coltivare la fiducia reciproca.

In un’epoca in cui le nostre comunità sono diventate gated communities, gruppi chiusi, noi proponiamo di scardinare i confini, abitare le piazze, aprire le porte.

Altre cose significative sono: la costituzione di un gruppo di acquisto solidale insieme alla social street di via Morgagni, diverse iniziative di raccolta fondi, la creazione di punti di book sharing diffusi nel quartiere. Vorremmo ora poter progettare in modo un po’ più ampio sul quartiere (azioni di volontariato, orti urbani condivisi…) e riuscire a far riconoscere il ruolo della cittadinanza attiva come interlocutore con le istituzioni.

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Una delle iniziative organizzate dalla social street di via Maiocchi: il social aperitivo solidale.

SEIACASAMILANO: Oggi si sente parlare molto di sharing economy: cosa ne pensi, dal punto di vista dell’abitante di una social street?

LUCIA MARONI: Penso che sia la pratica migliore di questi ultimi tempi e che la sua forza stia nel fatto che gli scambi e le condivisioni materiali passano dalla relazione e dalla prossimità (come nel nostro caso specifico).

Sogno un frigorifero di condominio, una rete wifi della strada, una locale lavanderia… Sogno che certe pratiche non siano confinate in esperienze illuminate di cohousing ma che in tutti i condomini si possano sperimentare pratiche di condivisione, non per buon cuore ma per necessità.

SEIACASAMILANO: L’agenzia immobiliare, in qualche modo, è espressione di una cultura lontana dalla condivisione, in quanto attività prettamente commerciale. Tuttavia, questa stessa intervista ha i semi di una visione forse diversa, in grado di dialogare su un piano più relazionale. Qual è la tua opinione su questo?

LUCIA MARONI: Penso che qualunque soggetto possa dialogare con intelligenza indipendentemente dalla sua natura o dalle sue finalità.

È chiaro che l’agenzia immobiliare sia un’attività commerciale ma mi pare interessante che si ponga il problema di come vivono gli abitanti di un certo quartiere e di come potrebbe interagire con loro.

Penso che parlando di “casa” sia importante anche parlare di qualità della vita e di rapporti di vicinato. È un interesse comune.

SEIACASAMILANO: Infine, in quale modo un negozio di quartiere può mettersi al servizio di una social street?

LUCIA MARONI: Può offrire promozioni riservate ai residenti o mettersi a disposizione intercettando i bisogni del quartiere. Nel bar sotto casa noi abbiamo una bacheca per aggiornare concretamente chi non utilizza internet: il commerciante è un po’ la faccia del quartiere…

Un buon tramite per la diffusione di notizie e un possibile polo d’aggregazione.

Insomma, dal negozio alla casa, passando (forse) persino per l’agenzia immobiliare: le social street sono davvero un modo per cambiare dinamiche sociali e migliorare il quartiere in cui viviamo. Continueremo a parlarne! festavicinato_logoE chissà, magari ci incontreremo venerdì, alla Festa del Vicinato!