Come sarà la prossima Milano?

Un paio di settimane fa D di Repubblica ha pubblicato un articolo sulla Milano che verrà: si parla di Expo con luci e ombre del caso, ma anche di giovani, start-up e innovazione.

E la vera scommessa, a poco meno di un anno dall’Expo che aprirà i battenti il primo maggio 2015, in effetti è tutta qui: fare in tempo a dare corpo alla trasformazione – e intanto riuscire a bonificare in profondità il terreno di coltura dei vizi antichi – per cogliere la ribalta planetaria e ripartire. Una mutazione già avvenuta è quella che ti viene incontro nelle sagome dei giganti di vetro di Porta Nuova, che hanno ridisegnato l’orizzonte e riempito l’ultimo, grande vuoto urbano del centro. La vedi nella piazza che ha preso il nome di Gae Aulenti e che la gente ha subito “occupato” e vissuto, a dimostrare quanto bisogno ci fosse anche di condividere uno spazio pubblico.

Foto di Marco Trovò (CC BY-NC-ND 2.0)

Foto di Marco Trovò (CC BY-NC-ND 2.0)

La sfida per cambiare non passa solo dall’urbanistica, però, ma anche attraverso la costruzione di un nuovo tessuto sociale, all’inventare nuovi processi quando si parla di lavoro e vita in comune (un esempio? Le social street!).

La nuova identità della città passa anche da luoghi a noi particolarmente cari, come Lambrate:

É ciò che avviene per esempio nella “casa” di Avanzi, in via Ampère, che è tante cose insieme: una società nata per fare consulenza sulla sostenibilità, un indirizzo per cento tra architetti, fotografi, grafici, piccole imprese del welfare e del mondo dell’arte, che hanno in comune anche valori. Un incubatore, sale di incontri e dibattiti aperti alla città e quel bar creato da appassionati di bicicletta e ispirato al nord Europa. Di posti così, ne stanno spuntando sempre di più, mettendo insieme persone e idee.

Ripensare il lavoro sarà fondamentale, alla luce della crisi, ma anche di una società che cambia, di dinamiche lavorative che non hanno precedenti, della necessità di ripensare il welfare.

Milano è all’avanguardia e le amministrazioni sono parte attiva di questa trasformazione imprenditoriale e lavorativa.

Foto di Maritè Toledo  (CC BY-NC-ND 2.0)

Foto di Maritè Toledo (CC BY-NC-ND 2.0)

Parola chiave: coworking e start-up:

Comune e Camera di commercio hanno già “accreditato” 24 indirizzi di lavoro condiviso (sette sono in attesa di valutazione) e messo sul piatto fondi per sostenere le spese di 130 professionisti che hanno “affittato” una scrivania. Palazzo Marino è tra i fondatori, insieme al Politecnico, di un vero e proprio distretto appena inaugurato all’interno del campus Bovisa, dove si accelerano imprese ad alto contenuto di innovazione tecnologica. La lista si sta allargando ai maker che troveranno casa in uno spazio pubblico non lontano da Porta Nuova, a un altro acceleratore di imprese, questa volta creative, che nascerà all’ex Ansaldo, nel quartiere del design.

Innovazione, condivisione: sono queste le linee guida della Milano che verrà.

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